Il Progetto di Nikos Moustroufis e Isabel López‑Quesada
Il complesso Spetses nasce dal recupero e dalla riorganizzazione di più edifici tradizionali sull’isola di Spetses, in Grecia, trasformati in una residenza estiva articolata ma leggibile. L’intervento, firmato da Nikos Moustroufis, non introduce nuovi volumi iconici né sovrastrutture evidenti: lavora per addizione controllata e ricucitura, mantenendo l’impianto originario fatto di corpi separati, corti, passaggi esterni e spazi intermedi.

Casa Spetses – Vista sul mediterraneo
Le costruzioni esistenti come muri in pietra locale, coperture in coppi, aperture contenute, vengono consolidate e adattate all’uso contemporaneo senza perdere il loro carattere. I diversi edifici sono pensati per funzionare sia insieme sia in modo autonomo, una scelta tipica delle residenze per vacanze in ambito mediterraneo, dove privacy e vita condivisa devono coesistere.
Sul piano architettonico, il progetto punta sulla continuità tra interno ed esterno. I percorsi non sono solo funzionali, ma parte dell’esperienza abitativa: soglie, terrazze, cortili e zone d’ombra diventano spazi vissuti, più che semplici collegamenti. È un’impostazione che deriva direttamente dalla tradizione costruttiva delle isole greche e che Moustroufis sceglie di non semplificare.

Casa Spetses – Salotto
Gli interni, curati da Isabel López-Quesada, non cercano una neutralità minimale. Al contrario, combinano superfici materiche, arredi di provenienze diverse e colori pieni, mantenendo però una struttura di fondo molto chiara. Nel complesso, il progetto evita l’effetto “villa-cartolina”. Non c’è una ricerca di spettacolarità, ma una costruzione paziente di equilibrio tra permanenza e trasformazione, tra tradizione locale e comfort contemporaneo.
Il Tadelakt nel Complesso Spetses
Nel complesso di Spetses, la scelta del tadelakt è coerente con l’impostazione generale del progetto e con la cultura materiale in cui si inserisce. Nikos Moustroufis e Isabel López-Quesada lavorano entrambi da anni su un’idea di abitare legata a materiali naturali, tecniche durevoli e superfici che invecchiano bene. In questo senso, il tadelakt non è una scelta “di stile”, ma un materiale perfettamente allineato a una filosofia costruttiva mediterranea, sobria e sostenibile.
Siamo in Grecia, in un contesto climatico e culturale in cui l’uso di intonaci minerali, superfici continue e materiali a base di calce ha una lunga tradizione. Il tadelakt si inserisce in questo filo senza forzature: non introduce un linguaggio estraneo, ma rilegge una pratica antica in chiave contemporanea. La decisione più interessante è però il colore. In questo progetto il tadelakt viene utilizzato nero e grigio, una scelta non comune. Nella maggior parte dei casi, soprattutto negli interni residenziali europei, il tadelakt viene declinato in tonalità chiare: bianchi, sabbia, beige, grigi caldi. Qui invece si sceglie un colore profondo, compatto, che lavora per contrasto.

Casa Spetses – Doccia in Tadelakt nero
La doccia è realizzata come volume curvo continuo, interamente in tadelakt nero mentre il piatto doccia è in continuità con il pavimento in tadelakt grigio. Il contrasto con il resto del bagno, dominato dal bianco delle pareti e dalla luce intensa tipica delle case mediterranee, è netto ma equilibrato. Il tadelakt non appesantisce lo spazio: lo ancora visivamente. Diventa un punto di riferimento chiaro all’interno dell’ambiente, senza bisogno di altri artifici. La scelta del nero, in un contesto così luminoso e legato al bianco, è rischiosa ma riuscita. Funziona perché è limitata, perché dialoga con materiali naturali e perché è sostenuta da un progetto che sa quando fermarsi. Proprio per questo, questa doccia in tadelakt può essere letta come una delle interpretazioni più riuscite e contemporanee del materiale in ambito residenziale europeo,
Il Tadelakt Scuro nel Mediterraneo
In questo progetto, il tadelakt è una scelta che torna con naturalezza nel Mediterraneo: intonaci minerali, superfici continue, materiali che lavorano bene con luce forte e uso estivo. Il punto non è la retorica della tradizione, ma il fatto che Moustroufis e López-Quesada impostano tutto il compound su un’idea di casa “naturale” nel senso pratico: muri in pietra locale, ombra, corti, ventilazione, arredi e tessuti che non hanno bisogno di effetti speciali per reggere la stagione. Dentro questa logica, la doccia in tadelakt nero che abbiamo isolato è interessante proprio perché va contro l’automatismo più comune (tadelakt chiaro = bagno mediterraneo chiaro). Qui il nero è una scelta di progetto: taglia nel bianco, definisce la doccia come un volume unico e rende subito leggibile lo spazio dell’acqua, senza aggiungere materiali o cornici. E la curvatura fa il resto: mostra cosa sa fare davvero il tadelakt quando lo tratti come un materiale “da costruzione”, non come finitura da catalogo.
FOTO e SORGENTI: architecturaldigest.com – moustroufis.gr – isabellopezquesada.com – decordemon.com – turbulences-deco.fr – habituallychic.luxury



