Il Progetto dello Studio Moyésoa
Pavilion Essoa si costruisce attorno a un principio di continuità tra architettura e natura. Il progetto deriva da un’interpretazione contemporanea dell’architettura vernacolare tropicale: volumi indipendenti si articolano attorno a corti piantumate, promuovendo circolazioni fluide e ventilazione naturale senza affidarsi a sistemi meccanici invasivi. La composizione spaziale privilegia l’apertura verso l’esterno, con corti che catturano ombra e luce e collegano visivamente e fisicamente gli spazi di vita.

Casa Pavilion Essoa – Esterni
Uno degli aspetti architettonici più caratterizzanti del progetto è la copertura a doppia curvatura, disegnata per ottimizzare la ventilazione naturale e consentire la diffusione uniforme della luce all’interno degli spazi. La struttura leggera, composta da lamiere metalliche solide e trasparenti fissate a un telaio metallico minimo, crea un gioco di ombre e luci che controlla il confort termico e risponde alla radiazione solare tipica del clima equatoriale.
I materiali sono selezionati con criteri bioclimatici: le pareti in terra battuta assicurano alta inerzia termica e contribuiscono alla regolazione naturale delle temperature interne, mentre i pavimenti in terracotta e i piani di lavoro in materiali simili integrano durabilità e qualità estetica. I soffitti in rattan intrecciato e il legno scolpito celebrano l’artigianato locale, integrando il know-how tradizionale nella modernità del progetto.

Casa Pavilion Essoa – Interni
La pianta organizza spazi di soggiorno, dining e camere come una sequenza di volumi leggeri e permeabili, dove la tenda di materiali naturali e gli schermi lignei garantiscono una combinazione di ventilazione, protezione solare e connessione visiva con il giardino botanico circostante. La piscina, con una panca sommersa che si collega visivamente alla cucina, accentua l’esperienza immersiva della laguna, dissolvendo il confine tra interno e paesaggio. Infine, la villa è concepita per essere autosufficiente dal punto di vista energetico, con pannelli fotovoltaici e un pozzo privato per l’approvvigionamento idrico.
Il Tadelakt in Casa Pavilion Essoa
All’interno di Pavilion Essoa, il tadelakt viene utilizzato in modo coerente con l’impostazione generale del progetto e con la filosofia materica dello studio Moyésoa. Non è un inserimento isolato né un richiamo estetico esterno, ma una scelta che si allinea ai materiali già presenti nella casa: superfici continue, finiture naturali, lavorazioni che lasciano leggere la mano e il processo.
Il tadelakt è impiegato in un bagno, dove viene portato fino in fondo. Riveste pareti e pavimenti e definisce interamente la zona doccia, senza piatti separati o cambi di materiale. Il pavimento della doccia coincide con quello del bagno: la gestione dell’acqua è affidata esclusivamente alla pendenza e alla continuità della superficie. Questa soluzione elimina soglie, giunti e discontinuità, rafforzando l’idea di uno spazio unico e compatto.

Casa Pavilion Essoa – Bagno in Tadelakt
La tonalità scelta è profondamente terrosa, lontana sia dai bianchi più comuni sia dai colori scuri più grafici. È un colore che richiama le terre naturali, probabilmente ottenuto con una terra d’ombra, e che si inserisce senza forzature nella palette complessiva della casa, fatta di argilla, legno, fibre naturali e superfici opache. Il tadelakt non cerca contrasto, ma continuità.
La finitura non è spinta verso la lucidatura. Al contrario, il materiale è lasciato leggermente grezzo, con una superficie che conserva le venature e le variazioni dell’impasto. Questa scelta è deliberata: evita qualsiasi effetto decorativo e mantiene il tadelakt in linea con il carattere dell’architettura, che privilegia materiali vivi, mai levigati fino a perdere identità.
Il Tadelakt in Africa Centrale
Pavilion Essoa è un progetto che lavora per necessità prima ancora che per linguaggio. Ogni scelta nasce da condizioni reali: clima tropicale, risorse disponibili, rapporto diretto con il paesaggio. L’architettura non cerca scorciatoie tecnologiche, ma costruisce comfort attraverso forma, sezione e materia. In questo quadro, l’uso del tadelakt assume un significato particolare. È raro incontrarlo nell’Africa centrale, nonostante la relativa vicinanza geografica al Marocco e una matrice climatica in parte affine. Storicamente, il tadelakt ha trovato maggiore diffusione nel Nord Africa e, più recentemente, nei contesti occidentali di fascia alta. Qui, invece, viene reintrodotto in un territorio che condivide condizioni simili a quelle per cui questo materiale è nato: calore, umidità, necessità di superfici continue, pochi materiali e una filiera industriale limitata. Pavilion Essoa mostra come il tadelakt, spesso associato a contesti di lusso occidentali o a reinterpretazioni decorative, possa ritrovare senso là dove le condizioni sono estreme e le risorse misurate. In questo progetto, il materiale non viaggia per moda, ma per affinità. È forse proprio in architetture come questa che il tadelakt rivela con maggiore chiarezza la sua natura: un intonaco nato per funzionare, prima ancora che per apparire.
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