• Room Birth and Senses

Room Birth and Senses – Il Tadelakt Protagonista in Austria

Il Birth Space si trova all’interno del Women’s Museum Hittisau, nel Vorarlberg, ed è uno spazio che non nasce per essere osservato a distanza. È un ambiente pensato per essere attraversato lentamente, abitato con il corpo prima ancora che compreso con la testa. Il progetto è firmato dallo studio DeMachinas insieme a Anna Heringer. Fin dall’inizio, l’intento non è quello di creare un allestimento museale nel senso classico, ma di costruire un luogo fisico dedicato alla nascita, ai sensi e alla vulnerabilità, senza mediazioni narrative.

Il Progetto dello Studio DeMachinas

La stanza Birth and Senses è costruita quasi interamente attraverso materiali naturali, scelti non per rappresentare un’idea di sostenibilità, ma per il modo in cui reagiscono al corpo umano. Terra cruda, legno, fibre vegetali e intonaci minerali definiscono lo spazio senza mai diventare “finitura”. Sono struttura, superficie e atmosfera allo stesso tempo.

Room Birth and Senses esterno

Room Birth and Senses esterno

La terra viene utilizzata in forma modellata, spessa, imperfetta. Le pareti non sono lisce, non sono neutre, non cercano precisione. Assorbono suono, trattengono calore, restituiscono una sensazione di protezione che è fisica prima che simbolica. È un uso della materia che appartiene alla bioarchitettura più radicale, quella che lavora sul microclima e sulla percezione, non sull’immagine.

Room Birth and Senses lavandino

Room Birth and Senses – Ingresso

Lo spazio non è pensato per essere attraversato rapidamente. Le proporzioni, le curve, la luce filtrata e l’acustica morbida costruiscono un ambiente che rallenta. Il tema della nascita non viene illustrato. È incorporato nello spazio stesso. Le superfici avvolgenti, l’assenza di spigoli duri, la materia che respira lavorano insieme per costruire un ambiente che non separa architettura e esperienza umana. Qui la bioarchitettura non è un linguaggio, ma una pratica concreta: usare materiali locali, lavorabili, riparabili, capaci di dialogare con chi entra.

Il Tadelakt nella Room Birth and Senses

Nella stanza Birth and Senses di Hittisau, il tadelakt non è un materiale tra gli altri. È il vero protagonista dello spazio, quello che ne definisce l’uso, il ritmo e soprattutto il rapporto fisico con il corpo. Qui non viene impiegato per “rivestire”, ma per costruire superfici da toccare, attraversare, abitare.

Il tadelakt è presente già all’ingresso, dove forma il pavimento e accompagna il passaggio verso l’interno. Da lì prosegue sugli scalini e poi si allarga in una superficie continua che diventa seduta, appoggio, zona di riposo. Una sorta di divano integrato, scavato nella materia stessa. Non è un arredo aggiunto: è architettura modellata per accogliere il corpo.

Room Birth and Senses - interni in tadelakt

Room Birth and Senses – interni in tadelakt

La scelta di usare il tadelakt proprio in questi punti non è casuale. È collocato là dove avviene il contatto fisico diretto: sotto i piedi, lungo i gradini, sulle superfici su cui ci si siede o ci si sdraia. Il materiale lavora per percezione. La sua temperatura, la sua compattezza, la continuità senza giunti costruiscono un’esperienza che non è solo visiva, ma chiaramente sensoriale.

La superficie in tadelakt si interrompe a metà altezza. Nella parte superiore delle pareti, verso il soffitto, il materiale lascia spazio a un intonaco grezzo colorato con ocra gialla. Il passaggio non è netto, non è decorativo. È una transizione materica che accompagna lo sguardo verso l’alto e alleggerisce lo spazio, evitando che la stanza diventi chiusa o opprimente.

Room Birth and Senses - seduta in tadelakt

Room Birth and Senses – seduta in tadelakt

In un progetto sviluppato insieme a Anna Heringer, questo uso del tadelakt è perfettamente coerente. Il materiale non è scelto per la sua immagine, ma per la sua capacità di mettere in relazione architettura e corpo. Nel Birth Space il tadelakt non racconta qualcosa: fa qualcosa. Sostiene, accoglie, rallenta. Il risultato è uno spazio che parla di nascita e rinascita senza bisogno di simboli espliciti. È la materia stessa a costruire l’esperienza. Il tadelakt, qui, non è solo visto: è vissuto.

Un Materiale Pensato per il Contatto

Il Birth Space nasce da un’intenzione molto chiara, condivisa da DeMachinas e Anna Heringer: costruire uno spazio che non fosse da osservare, ma da vivere. All’interno del Women’s Museum Hittisau, l’obiettivo non era raccontare la nascita in modo didascalico, ma creare le condizioni fisiche e sensoriali perché chi entra potesse rallentare, percepire, sentirsi accolto.In questo quadro, il tadelakt assume un ruolo che va ben oltre quello abituale. Non è un materiale scelto per la sua estetica o per la sua resistenza all’acqua, ma per la sua capacità sensoriale. È usato dove il corpo entra in contatto diretto con l’architettura: sotto i piedi, lungo i gradini, sulle superfici su cui ci si siede o ci si appoggia. Qui il tadelakt lavora con la temperatura, con la continuità, con la risposta al tatto. Lavora, in sostanza, con la percezione.

Il fatto che tutto questo avvenga in Austria, in un contesto culturale già sensibile ai temi della bioarchitettura e dei materiali naturali, non è secondario. Il Birth Space dimostra che il tadelakt può essere molto più di un materiale “bello”. Può diventare un mezzo per costruire esperienze, per lavorare sui sensi, per rimettere il corpo al centro del progetto. In questo senso, non è solo una scelta tecnica o estetica, ma una presa di posizione culturale chiara, portata avanti con coerenza da chi ha pensato e realizzato questo spazio.