Il Progetto di Norm Architects Studio
L’intervento riguarda un ex edificio scolastico del 1721, composto da due corpi principali. La struttura è rimasta leggibile: muri portanti in muratura piena, copertura tradizionale, proporzioni contenute. Norm Architects decide di non alterare questo impianto. Le facciate vengono restaurate senza variazioni formali, mantenendo il rapporto con il villaggio e con le costruzioni agricole circostanti.

Village School House – area centrale
Il lavoro vero avviene all’interno. Gli spazi, originariamente pensati per un uso collettivo, vengono riorganizzati per una vita domestica contemporanea, ma senza cancellare la rigidità di partenza. Le stanze non diventano fluide per scelta estetica, ma vengono collegate dove serve, lasciando che alcuni ambienti restino più chiusi, più stabili dal punto di vista termico.
Lo studio lavora per uniformazione materica. I pavimenti sono continui, realizzati con un composto minerale a base di magnesite e ghiaia fine, scelto per la sua resistenza e per la capacità di assorbire visivamente la luce. Le pareti alternano superfici chiare a elementi in legno di quercia, utilizzato non come rivestimento decorativo ma come materiale strutturale e funzionale.

Village School House – cucina con finestra
L’approccio è coerente con il modo di lavorare dello studio: pochi materiali, ben scelti, ripetuti con variazioni minime. Nessun elemento superfluo. Anche il collegamento vetrato tra i due corpi non cerca trasparenza spettacolare, ma serve a migliorare l’apporto di luce e a controllare i flussi interni senza rompere la massa dell’edificio.
Il Tadelakt nella Village School House
Nella Village School House il tadelakt è utilizzato in bagno in modo esteso e coerente. Riveste tutte le pareti e il soffitto, che qui è basso e leggermente voltato. Non è una scelta formale: quella geometria permette al materiale di lavorare in continuità, senza interruzioni, e di controllare meglio l’umidità in uno spazio ridotto. Il soffitto è l’elemento chiave. La curvatura, unita all’altezza contenuta, valorizza il tadelakt come superficie continua. Non ci sono cambi di materiale, né tagli netti. La luce scorre lungo la volta e restituisce le variazioni minime della lavorazione manuale, rendendo leggibile lo spessore dell’intonaco e la sua finitura compatta.

Village School House – bagno in tadelakt
Il colore è calibrato con precisione. Non è un bianco, né un tono dichiaratamente caldo. È una tonalità molto vicina a quella della pietra delle piastrelle del pavimento: un colore naturale, leggermente “sporco”, come se nella calce fosse rimasta una traccia di terra rossa. Il risultato è un rosa appena percettibile, che non si impone ma lavora per prossimità cromatica. Pareti, soffitto e pavimento restano distinti, ma parlano la stessa lingua.

Village School House – Pareti e Soffitto in tadelakt
Dal punto di vista tecnico, il tadelakt risolve più esigenze insieme. Funziona bene in un ambiente umido, non richiede rivestimenti aggiuntivi e permette una gestione semplice del vapore. Applicarlo anche sul soffitto evita punti critici, giunti e materiali incompatibili in una zona soggetta a condensa. In un clima freddo come quello danese, questa continuità è un vantaggio concreto.
Il Tadelakt nei Paesi Scandinavi
La Village School House si trova in un contesto rurale della Danimarca, in un’area caratterizzata da clima freddo, umidità costante e luce naturale limitata per buona parte dell’anno. Qui l’architettura storica lavora da sempre su spessori, masse murarie e materiali capaci di assorbire e restituire lentamente calore. Il progetto di Norm Architects si inserisce in questa continuità, senza cercare contrasti o soluzioni estranee al luogo. In questo quadro, l’uso del tadelakt nel bagno è particolarmente significativo. È un materiale nato in un contesto climatico opposto (il Marocco, il Mediterraneo caldo) ma che, se applicato per le sue qualità reali, dimostra una notevole adattabilità. Anche qui lavora su superfici umide, controlla il vapore, elimina giunti critici e costruisce un involucro continuo. Cambia il clima, non cambiano le esigenze tecniche.
Questo progetto mostra come il tadelakt possa trovare una collocazione credibile anche nel Nord Europa, all’interno di un approccio alla bioedilizia basato su materiali minerali, continuità delle superfici e controllo passivo delle condizioni interne. Non è una trasposizione culturale, ma una coincidenza tecnica: lo stesso materiale risponde alle stesse esigenze, in luoghi molto diversi.
FOTO e SORGENTI: normcph.com – leibal.com – minimalissimo.com – thedesignchaser.com



