• Cana Guesthouse Libano

Cana Guesthouse – Un Bagno in Tadelakt all’Aperto in Libano

Cana Guesthouse è un progetto di ospitalità realizzato a Bhamdoun, in Libano, dallo studio Carl Gerges Architects, guidato dall’architetto e musicista Carl Gerges. Inserita tra formazioni rocciose millenarie che ospitano tombe fenicie, la casa si presenta come un piccolo rifugio nel paesaggio montuoso, dove il confine tra interno ed esterno è continuo e fluido. Il progetto, completato nel 2020 su un lotto circondato da vigneti e terrazze aride, affronta il tema dell’abitare leggero in uno scenario geologico forte e radicato. L’approccio di Gerges non punta all’architettura iconica, ma a un dialogo attento con il contesto naturale, culturale e storico. Non si tratta solo di costruire un edificio isolato, ma di ricreare una relazione profonda con la geologia e con le risorse locali, partendo dal linguaggio delle pietre che incorniciano il sito e arrivando alle superfici tattili dell’interno. 

Il Progetto dello Studio Carl Gerges Architects

I materiali della Cana Guesthouse sono scelti in funzione del clima, della memoria del luogo e di una costruzione che si misura con la materia prima del paesaggio. Il volume esterno è formato da un mosaico di calcare grigio e giallo, pietra estratta dal sito, che non è semplicemente rivestimento ma estensione della geologia locale, sospesa tra roccia naturale e costruzione umana. Questo “monolite abitabile” accoglie il visitatore con un equilibrio tra massa e apertura, tra ombra e luce diretta, in una zona dove il sole può essere intenso e la roccia dominante. 

Cana Guesthouse esterni

Cana Guesthouse – Vista Esterna

Entrando, gli spazi interni non tradiscono questa sensazione di connessione con il terreno. Il soggiorno e la cucina si aprono verso le rocce contigue grazie a grandi pannelli in vetro che scorrono, dissolvendo idealmente il confine tra dentro e fuori. Qui, il soffitto in calcestruzzo gettato in opera convive con travi di legno recuperato, mentre il camino centrale e gli arredi raccontano un approccio materico che non ostenta, ma “accoglie”. 

Cana Guesthouse soggiorno

Cana Guesthouse – soggiorno

Attraverso queste scelte, Cana Guesthouse ridefinisce l’idea di ospitalità nel contesto libanese: non come semplice rifugio isolato, ma come spazio che dialoga con strati di storia, natura e cultura materiale, ponendo come asse centrale non la forma architettonica autonoma, ma la qualità delle superfici e la loro relazione con luce e clima locali.

Il Tadelakt nella Cana Guesthouse

Nella Cana Guesthouse, il tadelakt viene utilizzato in uno dei modi più rari e radicali possibili: per costruire un bagno all’aperto, completamente esposto al giardino e al cielo. Non è una scelta decorativa né un gesto spettacolare fine a se stesso. È una decisione precisa, che sfrutta fino in fondo le qualità fisiche e cromatiche del materiale.

Il tadelakt riveste le pareti, modella le nicchie, definisce la vasca e il lavandino, costruendo un insieme continuo, senza giunti né interruzioni. Tutto nasce dalla stessa materia. Non ci sono elementi aggiunti o sovrapposti: il bagno è scavato e costruito nel tadelakt stesso, come se fosse una piccola architettura dentro il giardino.

La tonalità scelta è un verde profondo, che dialoga direttamente con la vegetazione circostante. Non cerca contrasto, ma mimetismo. Le superfici in tadelakt si confondono con le piante, con le ombre delle foglie, con la luce che cambia durante il giorno. A tratti il bagno sembra scomparire, diventare parte del paesaggio più che un elemento costruito.

Cana Guesthouse - Bagno esterno in tadelakt

Cana Guesthouse – Bagno esterno in tadelakt

È proprio questa integrazione a rendere lo spazio così potente dal punto di vista visivo. Il tadelakt non si limita a “resistere” all’esterno: vive all’esterno. Rimane esposto all’umidità, alla luce diretta, agli sbalzi termici, senza perdere intensità cromatica né qualità superficiale. Pochi materiali permettono una simile esposizione senza degrado, ed è qui che il tadelakt mostra una delle sue caratteristiche più sottovalutate.

La vasca, ricavata direttamente nella massa, invita a una fruizione lenta e quasi rituale. Il lavandino, anch’esso in tadelakt, prosegue la stessa logica di continuità. Le nicchie non sono semplici vani contenitivi, ma parti integranti della composizione, utili e allo stesso tempo spaziali. Tutto è pensato per essere toccato, attraversato, vissuto a contatto diretto con l’ambiente naturale.

In un progetto firmato da Carl Gerges Architects, questo bagno all’aperto diventa uno degli spazi più emblematici della casa. È letteralmente un angolo verde, costruito con la stessa materia del paesaggio, ma reso abitabile grazie al tadelakt. Un luogo che sta fuori e dentro allo stesso tempo, e che dimostra come questo materiale possa spingersi molto oltre gli usi consueti senza perdere identità, forza e durata.

Il Tadelakt nel Mediterraneo Orientale

La Cana Guesthouse si inserisce in un contesto geografico e culturale molto preciso. Il Libano, affacciato sul Mediterraneo orientale, condivide con il Nord Africa condizioni climatiche, luce e una lunga tradizione di architettura costruita per convivere con il caldo, la pietra e l’aria aperta. In questo scenario, l’architettura di Carl Gerges Architects lavora per continuità, non per contrasto.

È proprio in questa cornice che l’uso del tadelakt trova una collocazione particolarmente coerente. Nato in Marocco e storicamente utilizzato in contesti mediterranei e nordafricani, il tadelakt è un materiale pensato per climi caldi, spazi semi-aperti e superfici esposte. Portarlo all’esterno, in un bagno completamente aperto sul giardino, non è quindi un gesto estremo, ma una lettura corretta delle sue qualità originarie.

La Cana Guesthouse dimostra come il tadelakt, quando usato nel contesto climatico e culturale corretto, possa spingersi molto oltre gli interni e diventare materiale di paesaggio. Qui non è un segno di lusso importato, ma una tecnica mediterranea che torna a funzionare esattamente dove dovrebbe: all’aperto, a contatto con la natura, sotto il cielo.