Chi è il Mâalem?
Il Suo Ruolo nella Tradizione Marocchina
Nel lessico dell’artigianato marocchino, la parola Mâalem non indica semplicemente un professionista esperto. È un titolo che porta con sé autorevolezza, responsabilità e riconoscimento sociale. Diventare Mâalem significa essere considerati degni di guidare un cantiere, di insegnare ad altri, di garantire la qualità di un’opera destinata a durare nel tempo. Il percorso che conduce a questo ruolo è lungo e privo di scorciatoie. Non esistono scuole ufficiali, diplomi o certificazioni. La formazione avviene esclusivamente attraverso l’apprendistato diretto. Da giovani si entra nella bottega di un maestro e si rimane lì per anni, osservando prima ancora di toccare la materia. Si impara preparando gli impasti, pulendo gli strumenti, trasportando materiali. Solo lentamente arrivano i primi gesti veri, sempre sotto lo sguardo vigile del maestro anziano.

Mâalem – Maestro Artigiano Marocchino
All’interno dei cantieri tradizionali il Mâalem è una figura centrale. Decide la composizione delle miscele, sceglie le terre per i pigmenti, controlla la qualità della calce, organizza il lavoro degli assistenti. È responsabile tanto dell’aspetto tecnico quanto di quello estetico. Un errore non è solo un difetto costruttivo, ma una mancanza di rispetto verso una tradizione antica. È importante comprendere che il Mâalem non è legato a una sola disciplina. Nel Marocco tradizionale esistono Mâalem della calce e del tadelakt, ma anche maestri dello zellige, capaci di tagliare e comporre a mano complessi mosaici geometrici; Mâalem del legno, specializzati nell’intaglio di soffitti, porte e mashrabiyya; maestri dello stucco scolpito, che modellano arabeschi e iscrizioni con una precisione quasi calligrafica.
In questo universo la calce occupa una posizione privilegiata. Non soltanto come materiale strutturale, ma come vera materia culturale. Attraverso la calce il Mâalem realizza superfici che respirano, che resistono all’acqua, che regolano l’umidità e che, se correttamente eseguite, possono durare secoli. È su questa conoscenza profonda che si sviluppa il tadelakt, una tecnica raffinata che unisce impermeabilità, continuità e qualità sensoriale. Ma ciò che distingue davvero il lavoro del Mâalem non è la ripetizione di una formula. Ogni cantiere è diverso, ogni clima modifica i tempi di presa, ogni calce reagisce in modo leggermente differente. Non esistono due superfici identiche, perché non esistono due mani uguali. Ogni pressione della pietra, ogni passaggio di sapone nero, ogni lucidatura lascia una variazione minima ma irripetibile.
La Conoscenza Ancestrale della Materia
Calce, Ceramica, Legno e Superfici dell’Acqua
Il lavoro del Mâalem comincia sempre da una relazione diretta con la materia. Prima ancora di pensare alla forma, al disegno o al decoro, il maestro deve conoscere il comportamento dei materiali naturali con cui lavora. È una conoscenza che non riguarda solo la composizione chimica o la resistenza meccanica, ma soprattutto il tempo: il tempo di presa della calce, il momento giusto per comprimere una superficie, l’istante esatto in cui una ceramica può essere tagliata senza spezzarsi. Tra tutte le materie che attraversano l’artigianato marocchino, la calce occupa una posizione centrale. Non come semplice legante, ma come materiale vivo, capace di reagire all’acqua, all’aria, al calore. Il Mâalem sa riconoscere una buona calce dal suono che produce mescolandola, dalla consistenza dell’impasto, dal modo in cui assorbe il pigmento. Sa adattarla al clima secco dell’Atlante come all’umidità delle città costiere, modificando proporzioni, tempi e gesti.

Mâalem controlla i tempi di asciugatura della Calce
È in questo contesto che nasce il Tadelakt. Non come finitura decorativa, ma come risposta tecnica a un’esigenza precisa: costruire superfici continue, impermeabili, adatte agli ambienti dell’acqua. La sua realizzazione richiede una sequenza di operazioni estremamente delicata: la stesura in più passaggi, la compressione con pietre levigate, la lucidatura lenta, il trattamento finale con sapone nero a base di olio d’oliva. Ogni fase modifica la struttura della calce, chiudendone progressivamente i pori fino a trasformarla in una pelle compatta, resistente e setosa.
Ma il vocabolario del Mâalem non si esaurisce nella calce. Accanto alle superfici continue convivono tecniche di segno opposto, come lo zellige, la ceramica geometrica che riveste fontane, vasche e pareti con migliaia di tessere tagliate una per una, il legno intagliato e lo stucco scolpito solo per citarne alcuni. Tutte queste tecniche trovano il loro punto di convergenza negli spazi dell’acqua. Fontane, vasche, corti, hammam diventano luoghi di sintesi, dove calce, ceramica, stucco e legno collaborano per costruire ambienti capaci di resistere all’umidità e, allo stesso tempo, di offrire bellezza e conforto. È qui che il sapere del Mâalem raggiunge forse la sua espressione più alta: superfici che non separano funzione ed estetica, ma le fondono in un’unica materia.

Mâalem prepara tessere dello Zellige marocchino
Ciò che colpisce, osservando questi spazi, è l’assenza quasi totale di elementi industriali. Non ci sono membrane sintetiche, resine, siliconi. L’impermeabilità nasce dalla struttura stessa del materiale, dalla compressione, dalla reazione tra calce e sapone, dall’equilibrio tra acqua e aria. È una tecnologia antica, ma sorprendentemente moderna, che oggi ritrova piena attualità nei discorsi sulla bioedilizia e sulla sostenibilità. In questo linguaggio fatto di gesti, tempi e materie naturali, il Mâalem non segue mai una formula rigida. Ogni edificio, ogni stanza, ogni superficie richiede un adattamento. È questa capacità di leggere il luogo e di rispondere con soluzioni sempre diverse che rende il suo lavoro impossibile da standardizzare. E che spiega perché, ancora oggi, nessuna superficie artigianale riesca davvero a somigliare a un’altra.
La Trasmissione del Sapere
Tra Medine, Botteghe e Cantieri
A differenza di molte tradizioni costruttive europee, l’artigianato marocchino non ha mai conosciuto una vera codificazione scritta. Non esistono trattati sul tadelakt, manuali sullo zellige, libri di formule per gli stucchi degli hammam. Il sapere del Mâalem vive nei luoghi in cui si lavora: nelle botteghe nascoste tra i vicoli delle medine di Fès e Marrakech, nei cantieri polverosi delle kasbah dell’Atlante, nei cortili silenziosi dei riad dove ancora oggi si restaurano fontane e vasche. Per secoli, la formazione è avvenuta esclusivamente in questo modo. Un ragazzo entrava nella bottega di un maestro, spesso un parente o un vicino di quartiere, e iniziava un apprendistato che poteva durare dieci, quindici, vent’anni. Non c’erano lezioni teoriche. Si imparava osservando come il maestro sceglieva la calce nei forni, come controllava l’umidità delle pareti nelle prime ore del mattino, come decideva se una superficie era pronta per essere compressa o se bisognava attendere ancora.
In città come Fès, dove i laboratori di zellige continuano a lavorare secondo metodi medievali, il sapere passa ancora oggi attraverso la ripetizione quotidiana di gesti minimi: il colpo secco con cui si spezza una tessera, l’angolo esatto con cui si posa un frammento, la pazienza necessaria per ricomporre una geometria che, vista da lontano, sembra nata da una sola mano. A Salé e Rabat, i maestri dello stucco continuano a modellare arabeschi su pareti fresche di calce, lavorando contro il tempo prima che la materia si indurisca. Nelle montagne dell’Atlante, il legno di cedro viene ancora intagliato per soffitti e portali seguendo disegni che si ripetono da secoli.

Cantiere in Tadelakt a Ouarzazate, Marocco
Ma è forse negli spazi dell’acqua che questa tradizione trova la sua continuità più evidente. Negli antichi hammam di Marrakech, come quelli dei quartieri storici intorno alla moschea della Koutoubia, le superfici in tadelakt vengono restaurate ancora oggi con gli stessi gesti di un tempo. Qui il Mâalem lavora spesso di notte, quando l’umidità è più stabile e la temperatura più favorevole, seguendo ritmi che non hanno nulla a che vedere con i tempi della costruzione moderna. Questo sistema, così delicato e profondamente umano, ha però attraversato momenti difficili. Nel corso del Novecento, l’arrivo del cemento, delle piastrelle industriali e delle resine sintetiche ha progressivamente marginalizzato molte tecniche tradizionali. Interi quartieri sono stati ristrutturati con materiali standardizzati, e numerose botteghe hanno chiuso. In alcune regioni il titolo stesso di Mâalem ha rischiato di scomparire, sostituito da imprese che privilegiavano velocità e costo a scapito della qualità.
Eppure, negli ultimi decenni, qualcosa è cambiato. Il restauro dei grandi palazzi storici, la rinascita dei riad come luoghi di ospitalità, l’interesse crescente per la bioedilizia e i materiali naturali hanno riportato al centro figure che sembravano destinate all’oblio. A Marrakech, quartieri come la Kasbah e la Medina antica sono diventati veri laboratori a cielo aperto, dove giovani apprendisti tornano a lavorare accanto ai maestri più anziani per recuperare tecniche quasi perdute. Parallelamente, il tadelakt ha iniziato a viaggiare. Architetti europei e americani hanno cercato i Mâalem direttamente in Marocco per imparare da loro, invitandoli a lavorare nei cantieri di spa, hotel e abitazioni private in tutto il mondo. In alcuni casi, questi maestri hanno aperto scuole informali, trasmettendo il sapere a nuove generazioni di artigiani stranieri, pur mantenendo segreti alcuni passaggi fondamentali della tecnica.
Il Mâalem, Custode del Tempo
Tra Arte Antica e Architettura del Futuro
Nel silenzio delle botteghe e nei cantieri nascosti delle medine, il Mâalem continua a svolgere un compito che va ben oltre la costruzione. Custodisce un sapere fatto di materia, di tempo e di attenzione, in cui tecnica e sensibilità non sono mai separate. La calce, il tadelakt, lo zellige, il legno intagliato non sono semplici materiali, ma strumenti attraverso cui una cultura intera ha imparato a dialogare con l’acqua, con il clima, con la luce. In un’epoca dominata da prodotti standardizzati e soluzioni rapide, il lavoro del Mâalem ricorda che la qualità nasce dalla lentezza, dall’esperienza, dalla capacità di ascoltare la materia. Le superfici che realizza non imitano il passato: continuano a funzionare, a respirare, a durare. Forse è proprio questo il suo insegnamento più prezioso. Che l’innovazione non consiste sempre nell’inventare qualcosa di nuovo, ma talvolta nel riconoscere il valore di ciò che ha già attraversato i secoli.



