• Storia degli Hammam

La Storia degli Hammam

L’hammam nasce come spazio dedicato all’acqua e al corpo, ma diventa presto qualcosa di più: un punto d’incontro, un’abitudine settimanale, un momento di pausa dentro la vita quotidiana. Per secoli ha fatto parte del ritmo normale delle città, soprattutto nel mondo mediterraneo e nordafricano. Le sue origini risalgono ai bagni pubblici dell’epoca romana e bizantina, ma è nel mondo islamico che l’hammam trova una forma propria. Qui il bagno non è solo una questione di igiene, ma anche di preparazione, di passaggio, di relazione. Le stanze si susseguono secondo un ordine preciso, le temperature cambiano gradualmente e il tempo rallenta. Nulla è lasciato al caso, ma nulla è nemmeno rigido.

Con il passare dei secoli, ogni area ha adattato l’hammam alle proprie condizioni: clima, materiali disponibili, abitudini locali. In alcune città diventa più monumentale, in altre più semplice e raccolto. Ma il principio resta lo stesso: uno spazio chiuso, protetto, dove il calore e l’acqua lavorano insieme. È in questo contesto che si sviluppano anche scelte costruttive molto specifiche. L’umidità costante, il vapore, il contatto diretto con l’acqua rendono necessari materiali resistenti ma allo stesso tempo “vivi”. Ed è proprio qui che, nel tempo, alcune tecniche tradizionali trovano il loro ambiente ideale.

Origini e Sviluppo degli Hammam

Quando si parla di hammam si tende spesso a immaginarlo come qualcosa di già definito, quasi immobile nel tempo. In realtà la sua forma attuale è il risultato di un processo lungo, fatto di adattamenti continui. L’idea del bagno pubblico esiste molto prima dell’Islam e nasce nel mondo romano, dove le terme erano parte integrante della vita urbana. Non erano solo luoghi per lavarsi, ma spazi sociali, politici, a volte persino teatrali. Con il crollo dell’Impero romano, molte di queste strutture vengono abbandonate o trasformate. Ma il principio resta. Nelle regioni orientali del Mediterraneo, soprattutto tra Siria, Palestina ed Egitto, l’uso del bagno collettivo non scompare mai del tutto. Quando l’Islam si diffonde, tra VII e VIII secolo, trova quindi un modello già esistente, che viene rielaborato secondo nuove esigenze culturali e religiose.

l’Hammam-e Vakil, in Iran

l’Hammam-e Vakil, in Iran

È in questo periodo che l’hammam inizia a prendere la forma che oggi riconosciamo. Meno monumentale delle terme romane, più raccolto, più funzionale. L’acqua resta centrale, ma cambia il modo in cui viene usata. Il percorso degli ambienti diventa più graduale, pensato per accompagnare il corpo senza shock termici. Non si entra e basta: si attraversa. Nei grandi centri del mondo islamico medievale come Damasco, Baghdad e Il Cairo, gli hammam diventano presto parte dell’infrastruttura urbana. Non sono edifici isolati, ma elementi di un sistema: spesso collegati a moschee, fondazioni religiose, mercati. In molti casi vengono finanziati come opere di beneficenza, i cosiddetti waqf, e questo garantisce loro manutenzione e continuità nel tempo.

Nel Maghreb il processo segue tempi leggermente diversi, ma la logica resta simile. Tra l’XI e il XIII secolo, con le dinastie almoravide e almohade, gli hammam si diffondono in città come Fès, Marrakech e Meknès. Col passare dei secoli il ruolo dell’hammam si stabilizza. Non è più solo un servizio, ma un momento sociale vero e proprio. Si va all’hammam prima di una festa, di un matrimonio, dopo un viaggio, o semplicemente per incontrarsi. È uno spazio condiviso, ma regolato: giorni diversi per uomini e donne, orari precisi, consuetudini che tutti conoscono senza bisogno di scriverle.

Con l’arrivo dell’acqua corrente nelle abitazioni, soprattutto nel Novecento, molti hammam perdono la loro funzione primaria. Alcuni chiudono, altri resistono, altri ancora cambiano ruolo. Ma il fatto che molti siano ancora attivi oggi, soprattutto in Marocco, dice molto sulla forza di questa tradizione. Non è nostalgia: è continuità. L’hammam resta un luogo dove il tempo rallenta, dove il corpo segue un ritmo diverso. Ed è forse proprio questa lentezza, più di ogni altra cosa, ad averne garantito la sopravvivenza.

Il Rito dell’Hammam

Entrare in un hammam non significa semplicemente entrare in una stanza calda. È un percorso, fatto di passaggi graduali, pensato per accompagnare il corpo senza forzarlo. Nulla è casuale, anche se a prima vista può sembrare tutto molto semplice. Di solito l’ingresso avviene attraverso uno spazio neutro, spesso chiamato apodyterium o maslakh. Qui ci si spoglia, si lascia ciò che viene da fuori, si rallenta. È una zona asciutta, a temperatura moderata, dove il corpo inizia a cambiare ritmo. In molti hammam tradizionali è anche il luogo della sosta, del tè, della conversazione.

Hammam Moderno

Hammam Moderno

Da lì si passa alla prima sala calda, spesso definita tiepida. Non è ancora il cuore del bagno, ma una fase di adattamento. L’aria è umida, la temperatura sale lentamente. Serve a preparare il corpo, a evitare uno shock termico. È una soglia più che una destinazione. La stanza successiva è quella calda vera e propria. Qui il vapore è più denso, la luce più bassa, le superfici umide. È in questo spazio che avviene la maggior parte dei gesti legati al bagno: l’acqua versata sul corpo, il sapone nero, il guanto ruvido, i tempi di attesa. Non c’è fretta. Il calore lavora lentamente, ammorbidisce la pelle, rilassa i muscoli.

In alcuni hammam esiste anche una terza sala, ancora più calda, usata soprattutto in passato. Oggi non è sempre presente, ma l’idea rimane: un graduale passaggio tra temperature diverse, mai brusco, mai forzato. L’acqua è sempre presente, ma non nel modo in cui la immaginiamo oggi. Non ci sono docce continue. L’acqua viene raccolta in catini, scaldata separatamente, miscelata a seconda delle necessità. È un uso controllato, consapevole, che riflette bene la relazione con una risorsa preziosa. Il funzionamento dell’hammam non è solo tecnico, è anche sociale. I gesti sono condivisi, spesso aiutati da altri. Ci si muove lentamente, si osserva, si aspetta. È uno spazio dove il tempo cambia ritmo e dove l’idea stessa di efficienza perde importanza. In questo sistema, ogni elemento ha una funzione precisa: le pareti trattengono il calore, il pavimento lo restituisce, l’umidità resta sospesa. Nulla è decorativo in senso stretto. Tutto risponde a un uso ripetuto, quotidiano, pensato per durare.

Architettura e Materiali degli Hammam

L’architettura dell’hammam nasce sempre da una necessità pratica. Non c’è nulla di superfluo: ogni superficie, ogni curva, ogni spessore risponde a un’esigenza precisa. Il calore, l’umidità costante, il vapore e l’uso continuo impongono materiali capaci di resistere nel tempo senza perdere funzione.

Nel contesto marocchino, il materiale che più di tutti è diventato simbolo dell’hammam è il Tadelakt. Non per un motivo decorativo, ma per la sua capacità di creare superfici continue, impermeabili e allo stesso tempo traspiranti. È una finitura che nasce dalla calce, lavorata a lungo con acqua e sapone nero, fino a ottenere una superficie compatta ma viva. Non è mai perfettamente liscia, e proprio in questa imperfezione controllata sta la sua forza.

Accanto al tadelakt, lo Zellige ha un ruolo altrettanto importante, anche se diverso. Viene usato soprattutto nelle zone di passaggio, nei bacini, nei punti in cui l’acqua è più presente o dove serve una superficie resistente all’usura. Le piccole tessere smaltate riflettono la luce e aiutano a rendere gli spazi meno chiusi, senza perdere solidità. In molti hammam marocchini i due materiali convivono: il Tadelakt per le superfici continue, lo zellige per gli elementi più sollecitati.

In molte regioni del nord Africa negli hammam si trovano ancora pavimenti in pietra grezza, lastre levigate dall’uso, o superfici in terra battuta trattata. Le volte e le cupole, spesso realizzate in muratura piena, servono non solo a contenere lo spazio ma anche a gestire il vapore, permettendo alla condensa di scivolare lungo le pareti senza gocciolare direttamente sui bagnanti.

L’architettura dell’hammam è fatta anche di spessori importanti. I muri non sono mai sottili: trattengono il calore, stabilizzano la temperatura, proteggono dall’esterno. Le aperture sono poche e studiate, spesso filtrate da piccole aperture o lucernari che lasciano entrare la luce senza disperdere il vapore. Ogni scelta costruttiva risponde a una logica precisa, maturata nel tempo. Non c’è un progetto “standard”: ogni hammam riflette il luogo in cui si trova, i materiali disponibili, le competenze degli artigiani che lo hanno costruito. È per questo che, pur riconoscendone la struttura, nessun hammam è davvero uguale a un altro.

La Tradizione Secolare dell’Hammam

Ciò che rende l’hammam così resistente nel tempo non è solo la sua funzione, ma il modo in cui si inserisce in una continuità più ampia. È una tradizione che non si è mai interrotta davvero, perché poggia su materiali e gesti che esistono da secoli e che continuano a funzionare oggi come allora. La calce, la pietra, l’acqua, il calore: elementi semplici, ma capaci di durare proprio perché non dipendono dalle mode. In questo senso, l’hammam non è un’eredità congelata nel passato. È piuttosto un luogo dove il tempo si deposita lentamente. Il Tadelakt, come altri materiali tradizionali, nasce e continua a esistere dentro questa logica. Non è un rivestimento scelto per stupire, ma una risposta concreta a un uso preciso, ripetuto ogni giorno. Il fatto che oggi venga riscoperto e reinterpretato non cambia la sua natura: resta una tecnica che vive solo se viene praticata, toccata, mantenuta.