• Salotto in Tadelakt

10 Esempi di Salotti in Tadelakt Originale

Negli ultimi anni il tadelakt ha iniziato a uscire dai luoghi in cui lo si incontra più facilmente come bagni, spa e hammam, per entrare con naturalezza anche nello spazio del soggiorno. Nei salotti contemporanei viene usato talvolta in modo integrale, rivestendo intere pareti o volumi, talvolta come un solo elemento, una quinta silenziosa dietro il divano, una nicchia, una parete che cambia il ritmo della stanza. È una scelta che resta profondamente funzionale perchè la calce di Marrakech è un materiale naturale, zero VOC e capace di far respirare le superfici e migliorare il microclima, ma che nasce soprattutto da una ricerca estetica. Il Tadelakt lavora sulla luce, sulla continuità, sulla percezione tattile, producendo un effetto visivo e mentale insieme, più rilassato, più lento. Dalle abitazioni innovative del Nord Africa agli interni europei più sperimentali, questi esempi di salotti raccontano come una tecnica antica di Marrakech stia diventando uno degli strumenti più interessanti per disegnare la zona giorno.

#10 Riad Rosemary

Marrakech, Marocco

ARCHITETTO: LRNCE

Nel riad Rosemary, progetto legato al mondo creativo di LRNCE, il tadelakt è uno dei materiali che definiscono l’identità dell’intera casa. Non compare come accento isolato ma accompagna gran parte degli ambienti, dalle zone comuni alle suite private, costruendo una continuità materica che attraversa salotti, nicchie, corridoi e spazi di passaggio. L’angolo soggiorno fotografato è solo uno dei molti piccoli salotti disseminati nel riad, pensati come luoghi informali di sosta e conversazione. In questo spazio il tadelakt riveste le pareti e il grande basamento continuo che integra sedute, schienali e superfici d’appoggio. Il colore è un beige caldo, molto vicino alle tonalità della calce naturale, che riflette la luce zenitale proveniente dall’apertura superiore e amplifica la sensazione di profondità. La finitura resta opaca, leggermente mossa, e diventa lo sfondo neutro su cui si costruisce l’intero impianto decorativo. Il dialogo con gli altri materiali è uno degli elementi più interessanti del progetto. Il tadelakt incontra tessuti intrecciati, cuscini ricamati, tappeti morbidi, legni bassi e ceramiche smaltate, in una composizione che mescola artigianato marocchino e linguaggio contemporaneo. Le nicchie scavate nella muratura, rivestite nella stessa calce, diventano mensole, piccole gallerie domestiche, punti di appoggio per oggetti e opere.

#9 Brooklyn Duplex

New York, Stati Uniti

ARCHITETTO: Elizabeth Roberts

In questo interno minimalista di una townhouse a Brooklyn, firmato dall’architetta Elizabeth Roberts, il tadelakt entra nel soggiorno in una forma insolita: non come rivestimento delle pareti o del pavimento, ma come materiale per costruire interamente il volume del camino. In un contesto come quello newyorkese, dove questa tecnica è ancora rara negli spazi giorno, la scelta appare immediatamente originale, quasi inattesa. Il camino è disegnato come un blocco compatto, geometrico, rivestito in tadelakt color avorio. La superficie continua avvolge spigoli, mensola e cornice dell’apertura, eliminando modanature e giunti tradizionali. Il risultato è un elemento architettonico essenziale, perfettamente integrato nella stanza, che dialoga con le pareti bianche, il parquet chiaro, i tessuti naturali e gli arredi in fibre intrecciate. Qui il tadelakt non è un gesto decorativo ma una scelta tecnica precisa. La calce, lucidata e trattata secondo la tradizione, resiste bene anche al calore, rendendola adatta al rivestimento del focolare. Una soluzione che a New York resta ancora poco diffusa, ma che a Marrakech è invece parte di una lunga consuetudine: nei riad e nelle case tradizionali il camino in tadelakt è un elemento frequente, scelto proprio per la sua durabilità e per la capacità di unire funzione e continuità formale.

#8 Casa Milano

Milano, Italia

ESECUZIONE: Nino Longhitano

In questo appartamento di Milano il tadelakt entra nella zona giorno come gesto mirato, pensato per costruire un piccolo spazio ispirato all’architettura marocchina all’interno di un interno europeo. Il progetto, realizzato dal maestro artigiano Nino Longhitano, nasce dal desiderio di ricreare un angolo domestico capace di evocare l’atmosfera di un riad, senza stravolgere l’impianto dell’abitazione. Il tadelakt riveste le pareti principali del soggiorno in una tonalità calda, tra l’ocra e il miele, scelta per amplificare la luce naturale e dialogare con il parquet in legno scuro. La finitura tradizionale, lucidata a pietra e trattata con sapone nero, restituisce una superficie compatta ma vibrante, che cattura i riflessi provenienti dalle finestre e dalle lampade in fibra intrecciata. L’intervento costruisce un ambiente raccolto, quasi una stanza nella stanza. Il tadelakt accompagna il tavolo rotondo in legno, le sedute spaiate, le ceramiche decorative e i piccoli arredi artigianali, creando un fondale continuo che valorizza l’insieme senza imporsi. Anche elementi tipici della cultura marocchina, come la tajine al centro del tavolo o i cestini intrecciati, trovano nello sfondo in calce una cornice naturale. In questo caso il tadelakt non è usato in modo esteso, ma come strumento di caratterizzazione. Non riveste tutta la casa, non invade gli altri ambienti: costruisce un luogo preciso, un angolo di quotidianità ispirato a un’altra geografia, inserito con misura nel tessuto di un appartamento milanese.

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#7 Greenkamp House

Berlino, Germania

ARCHITETTO: Alter ST

Nel progetto Greenkamp 2, firmato dallo studio Atelier ST a Berlino, il tadelakt entra nella zona giorno in una forma estremamente misurata. Qui non riveste pareti né pavimenti, non costruisce volumi né superfici continue: compare in un solo elemento, una seduta integrata realizzata interamente in tadelakt verde mela, diventando un dettaglio calibrato all’interno di un interno dominato dal legno e da un linguaggio rigorosamente minimalista. Lo spazio è definito da grandi superfici in legno chiaro, soffitti e pareti rivestiti in tavole continue, aperture ad arco e volumi scuri che ospitano il camino e i vani tecnici. In questo contesto quasi monocromatico, la seduta in tadelakt emerge come unico segno cromatico deciso. Il verde intenso, saturo ma naturale, introduce una nota inattesa che rompe la continuità del legno senza alterare l’equilibrio complessivo. La seduta è scolpita come un blocco compatto, con schienale e sedile modellati nella stessa materia. La superficie liscia e leggermente lucidata contrasta con la grana del legno e con il pavimento scuro, creando un dialogo sottile tra texture diverse. Il tadelakt diventa qui un materiale d’arredo, non un rivestimento architettonico, scelto per la sua capacità di dare forma, colore e carattere a un solo punto focale della stanza. In questo progetto il tadelakt lavora per sottrazione. Non racconta una tradizione, non costruisce un’atmosfera marocchina, non domina lo spazio. È un gesto preciso, quasi grafico, che dimostra quanto questa tecnica possa essere efficace anche quando viene usata in modo puntuale, come elemento di design contemporaneo.

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#6 Villa RS

Kruisem, Belgio

ARCHITETTO: Juma Architects

Nella Villa RS, progettata dallo studio Juma Architects in Belgio, il tadelakt entra nella zona giorno in modo discreto ma determinante. Qui non riveste volumi complessi né elementi strutturali, ma viene applicato alle pareti della sala da pranzo come fondo continuo e luminoso, pensato per accompagnare una composizione di arredi e materiali di grande precisione. Il colore scelto è una tonalità grigia molto chiara, capace di riflettere la luce naturale e ampliare visivamente lo spazio. La superficie resta leggermente irregolare, leggibile nella trama fine della calce, e diventa lo sfondo su cui si innestano gli altri elementi dell’ambiente. Il tadelakt dialoga direttamente con il grande tavolo disegnato da Armand & Francine, che riprende la stessa tecnica di finitura, creando una continuità materica tra pareti e arredo. Il tavolo poggia su un tappeto artigianale disegnato da Carine Boxy, mentre attorno si alternano sedute scure dal profilo essenziale, che rafforzano il contrasto tra superfici chiare e volumi neri. Intorno, il progetto costruisce una palette raffinata di materiali naturali: armadi su misura con impiallacciatura in rovere, piani cucina in travertino sabbiato, tessuti morbidi e metalli opachi. In questo contesto il tadelakt funziona come elemento di raccordo, capace di unificare materiali diversi senza introdurre una texture dominante.

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#5 House One

Porto, Portogallo

ARCHITETTO: Bak Gordon

Nella Porto House, progettata dallo studio Bak Gordon Arquitectos a Porto, il tadelakt diventa uno dei materiali centrali nella definizione degli spazi della zona giorno. Non si tratta di un intervento puntuale, ma di un uso diffuso che attraversa più ambienti come soggiorno, sala da pranzo, spazi di passaggio, costruendo una continuità visiva che accompagna l’intero piano abitato. Le pareti sono rivestite con un tadelakt in tonalità naturale molto chiara, quasi avorio, steso in modo uniforme e privo di decorazioni. La scelta cromatica rafforza l’impostazione minimalista dell’architettura, lasciando che siano luce e proporzioni a disegnare lo spazio. Le superfici continue eliminano cornici, battiscopa evidenti e giunti, accentuando la pulizia delle geometrie. Il tadelakt dialoga con una palette ridotta ma estremamente precisa: pavimenti in legno chiaro, arredi neri o in legno scuro, grandi aperture vetrate schermate da tende leggere. Il contrasto tra la materia opaca della calce e le superfici più compatte del mobilio costruisce un equilibrio sottile, in cui ogni elemento resta leggibile senza mai sovrapporsi. In questo progetto il tadelakt svolge anche una funzione architettonica. La sua traspirabilità contribuisce al comfort degli ambienti giorno, mentre la finitura naturale permette di mantenere una qualità dell’aria elevata in spazi ampi e molto utilizzati. Ma soprattutto diventa uno strumento per unificare ambienti diversi, evitando il ricorso a materiali multipli e mantenendo una forte coerenza visiva.

Soggiorno in Tadelakt naturale Portogallo

#4 L’Antica Finca

Maiorca, Spagna

ARCHITETTO: Terra Coll Home

Nella ristrutturazione di questa antica finca a Maiorca, firmata da Terra Coll Home, il tadelakt accompagna molti ambienti della casa, in particolare i bagni, ma trova uno degli usi più interessanti proprio nel salotto principale. Qui la calce lucidata viene applicata alle pareti in una tonalità grigio molto chiara, scelta per dialogare con la muratura in pietra lasciata a vista e con i pavimenti in lastre irregolari. Lo spazio conserva l’impianto originario della casa rurale: travi in legno scuro, murature spesse, aperture profonde. Il tadelakt interviene come elemento di mediazione, rivestendo le superfici intonacate che incorniciano la pietra e accompagnano i volumi senza cancellarne il carattere. Il risultato è un equilibrio delicato tra superfici continue e tessiture irregolari, tra il gesto artigianale della calce e la matericità ruvida delle pareti storiche. Il colore scelto è un grigio leggero, quasi polveroso, che assorbe la luce naturale proveniente dalle grandi finestre e costruisce uno sfondo neutro per gli arredi bassi, i tessuti chiari e gli elementi in legno e pietra. Il tadelakt non domina lo spazio, ma lo organizza per sottrazione, lasciando che siano le stratificazioni dell’edificio a emergere. In questo progetto il tadelakt dimostra una qualità fondamentale per gli interni di recupero: la capacità di convivere con altri materiali antichi senza imitarli, offrendo una superficie contemporanea, traspirante e coerente con una filosofia costruttiva naturale.

Salotto in Tadelakt in Spagna

#3 Maison Brummell Majorelle

Marrakech, Marocco

ARCHITETTO: Bergendy Cooke

All’interno di Maison Brummell Majorelle, boutique hotel affacciato sui Jardin Majorelle a Marrakech, il tadelakt è uno dei materiali guida dell’intero progetto. Firmato dallo studio Bergendy Cooke con l’architetto marocchino Amine Abouraoui, l’edificio rilegge il modello del riad in chiave contemporanea, costruendo una sequenza di corti, salotti e piccoli spazi di sosta distribuiti tra zone comuni e suite private. Il tadelakt compare in quasi tutti gli ambienti dell’hotel: pareti, nicchie, volumi murari, passaggi. Il salottino fotografato è solo uno dei molti spazi raccolti che punteggiano il percorso interno, sia nelle aree comuni sia negli alloggi. Qui la finitura in calce naturale riveste interamente la parete principale, lasciando emergere una tonalità chiara, calda, molto vicina ai colori della terra locale. La superficie continua dialoga con materiali altrettanto sobri: pavimenti in cemento levigato, arredi in legno scuro, tessuti naturali, vetro soffiato. Il contrasto tra il tadelakt opaco e le superfici più compatte dell’arredo costruisce un equilibrio misurato, dove la materia resta protagonista senza sovraccaricare lo spazio. L’uso del tadelakt in questo caso non riguarda solo l’aspetto decorativo. Nella zona giorno contribuisce a mantenere un microclima stabile, grazie alla traspirabilità della calce, ma soprattutto permette di costruire ambienti continui, privi di interruzioni visive, adatti a una sequenza di salotti informali distribuiti attorno ai patii.

Maison Brummell Majorelle salotto in tadelakt

#2 Villa VOL005

Marrakech, Marocco

ARCHITETTO: Studio BO

Nella Villa VOL005, progettata dallo Studio BO alle porte di Marrakech, il tadelakt diventa il materiale dominante dell’intera zona giorno. Qui non compare come accento o superficie selettiva, ma riveste pareti, soffitti, volumi architettonici e nicchie in modo quasi continuo, costruendo un ambiente completamente modellato dalla calce. Il colore scelto è una tonalità calda e naturale, tra il sabbia e l’ocra chiaro, che richiama direttamente le terre della regione e dialoga con la luce intensa filtrata dai grandi serramenti e dai sistemi di schermatura verticale. Le superfici in tadelakt avvolgono lo spazio del soggiorno senza interruzioni, eliminando cornici e cambi di materiale, e creando un fondale uniforme su cui si innestano arredi bassi, sedute modulari e tavolini in legno intrecciato. Il linguaggio è dichiaratamente contemporaneo. Grandi aperture scorrevoli, boiserie integrate, librerie a muro e sedute su misura vengono scolpite direttamente nei volumi intonacati, trasformando il tadelakt in uno strumento progettuale più che in un semplice rivestimento. La finitura opaca, leggermente vibrante, dialoga con legni caldi, tessuti naturali, fibre intrecciate e metalli bruniti, costruendo una palette coerente e profondamente mediterranea. In questo progetto il tadelakt lavora su più livelli. Qui il tadelakt non è citazione né richiamo folklorico. È il materiale strutturante di una villa supermoderna che rilegge una tecnica antica in chiave radicalmente attuale, dimostrando come la tradizione artigianale di Marrakech possa diventare il fondamento di un linguaggio architettonico senza tempo.

#1 DDAR House

Marrakech, Marocco

ARCHITETTO: Othmane Bengebara

Tra tutti gli esempi raccolti, questo è quello che meglio racconta fino a che punto il tadelakt possa diventare architettura nel salotto. Nella Casa DDAR, progettata da Othmane Bengebara a Marrakech, la zona giorno rappresenta forse uno degli usi più completi e radicali di questa tecnica antica in un interno contemporaneo. Per questo è il nostro primo posto: non solo per la qualità dello spazio, ma per la coerenza con cui il tadelakt viene portato a definire ogni elemento dell’abitare. In questa casa il tadelakt è ovunque. Riveste pareti, pavimenti, soffitti, volumi esterni, scale e terrazze, costruendo una continuità assoluta tra interno ed esterno. Il salotto, ricavato come uno spazio incavato nel cuore dell’abitazione, è interamente modellato nella stessa materia: sedute fisse, schienali, piattaforme, basamenti e perfino il camino nascono direttamente dalla calce, senza soluzione di continuità. Il colore è quello naturale della calce di Marrakech, un beige caldo che cambia intensità con la luce e dialoga con i tessuti chiari, il legno dei tavolini bassi, le lampade in fibra intrecciata sospese dall’alto. L’architettura è costruita per sottrazione: grandi superfici compatte, aperture profonde, volumi pieni che accolgono lo spazio della conversazione come una stanza scavata. Qui il tadelakt lavora su tutti i livelli. È superficie continua, arredo integrato, finitura strutturante. La sua resistenza all’umidità e al calore rende possibile rivestire anche il camino, mentre la traspirabilità contribuisce al comfort in un clima caldo come quello marocchino. Ma soprattutto permette di realizzare un’architettura senza rivestimenti sovrapposti, dove ogni elemento nasce dalla stessa materia.